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PAURA E FEDE

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PAURA E FEDE
PostPopuli - Il post per tutti

di Simone Provenzano Mia nonna non aveva paura. Anche quando tutto andava male. Lei, con i suoi occhi di un azzurro minerale incastonati in una valle di rughe, non aveva paura. Ne sono sempre stato affascinato. Una figura imponente, un donnone con delle poppone gigantesche e una postura da maresciallo, uno sguardo siciliano che poteva incenerire o sciogliere il cuore. Perché non aveva paura? Quando ero ancora un bimbetto, come può essere normale per quell’età, immaginavo che la nonna fosse solo un po’ rincoglionita, che non capisse fino in fondo quello che avveniva intorno a lei. Ovviamente il rincoglionito ero io. Non avevo capito una mazza. Finalmente teenager e finalmente brufoloso, iniziai a pensare a quella creatura mitologica che era la nonna come ad un essere semplice, talmente innocente da non considerare il peggio, il male in sé, quindi la paura. D’altra parte viveva come contadina in cima ad un cucuzzolo, circondata solo da campi e animali. Scendeva in paese per la messa e il mercato. Ci poteva stare? Una sorta di innocenza del selvaggio di stampo illuministico. Tutte cazzate. È pur vero che la nonna aveva frequentato al massimo qualche classe delle elementari, ma di certo non era un’innocente selvaggia. Il selvaggio ero io che non riuscivo a cogliere la verità superiore che si parava davanti a me nelle fattezze di quella donna che mi preparava merende a base di pane, vino e zucchero piuttosto che pane, burro e acciughe. Negli ultimi anni della sua vita, finalmente, riuscii a cogliere quel segreto, quella luce, che non permetteva al buio della paura di fare breccia in quella matriarcale figura. La nonna non poteva avere paura. Era un fatto fisiologico. Era talmente satura di fede che non c’era spazio per la paura. Eccoci al dunque. Mia nonna era una credente, fervente. Quando pregava, e pregava spesso, aveva gli occhi che guardavano al di là delle cose nostre, guardava lontano. Aveva lo sguardo che hanno i santi estatici raffigurati nelle nostre tante, belle, chiese. Capitava che raccontasse sogni che sembravano divinazioni. Aveva un rapporto speciale con il suo “signoruzzo” e la sua “madre santissima”. Ad entrambi dava del tu, come ad amici o confidenti fidati. Era normale che durante una conversazione con la nonna lei si fermasse, rivolgesse gli occhi al cielo, ed iniziasse un dialogo nel dialogo con il piano superiore. Da un punto di vista teologico, la visione di mia nonna è l’esemplificazione perfetta della coppia di opposti paura e fede. Ed è tutto qui il segreto di mia nonna. La fede. Maggiore è la fede all’interno di un uomo e minore sarà la paura. Questo è un principio teologico, non solo cattolico, che io ho scoperto dentro gli occhi di una nonna. Per sfortuna mia la fede non è certo salda in me e non potrei definirmi cattolico neppure con molta indulgenza. Non ho proprio le stimmate della santità. Invidierò la nonna e proverò paura. Ma non ho paura della paura. Che venga, che rimanga. In fondo in fondo, credo che anche la nonna ne avesse, e magari pure tanta. È che lei si affidava al suo Dio, metteva tutto in mano sua, si fidava; diventava strumento divino. Risolveva. Io non posso dirvi di fare altrettanto perché non so in cosa, voi che state leggendo, crediate. Se avete fede coltivatela. Male non vi farà. Ma di qualcuno potete fidarvi anche voi. Ed è ovvio che parlo di voi stessi. A nostro modo siamo perfetti. Sbagliamo, impariamo ed andiamo avanti. A pensarci bene credo tanto anche io. Soltanto che credo di più nella natura umana piuttosto che in una chiesa. Perdonate la blasfemia e buona Epifania (anche se è passata da un paio di giorni).

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